mercoledì 7 novembre 2012

In difesa dei piccoli Alberghi, soprattutto dall'ignoranza



Il Ministro Gnudi vuole rottamare i piccoli alberghi. Molte associazioni come Astoi, UnionTurismo, Federalberghi, e qualche “esperto” sono d’accordo.
Io no.
Dieci anni fa ho scritto un manifesto per difendere i piccoli alberghi in primis dall’ignoranza: piccolo non significa di bassa qualità, non significa vecchio, non significa non programmabile dai T.O.
Pazienza se queste cose le dice un Ministro, insopportabile che lo pensino gli addetti ai lavori!

Se avete tempo per leggerlo troverete che le tesi di allora sono valide anche oggi.

Manifesto in difesa dei Piccoli Alberghi

“In Italia è diffuso un vero e proprio pregiudizio secondo il quale un albergo “piccolo” è sinonimo di “diseconomico”, di “grande incompiuto”, e spesso “di bassa qualità”. Le normative non distinguono tra piccolo e grande, così chi ha meno di 20 camere deve realizzare adeguamenti previsti per chi ha oltre 100 camere; non esistono incentivi su misura per la riqualificazione, né esistono sistemi di classificazione ad hoc per i piccoli. Il risultato è che le piccole imprese ricettive, l’ossatura del sistema di accoglienza made in Italy è in crisi. Regioni come la Liguria e la Romagna hanno visto chiudere centinaia di alberghi in pochi anni, nel più assoluto disinteresse.
A mio parere il problema è in primo luogo culturale. Molti “esperti” di marketing e di management ritengono che i piccoli alberghi siano in quanto tali “fuori mercato”, e ciò indipendentemente dalla qualità delle strutture, così tendono a fare di tutto per evidenziare i limiti delle Piccole e Medie Imprese, e per aprire la strada ai grandi complessi. Così facendo però si corre il rischio di annullare le specificità di gran parte della nostra offerta ricettiva che affonda le radici nella cultura antica dell’ospitalità del nostro paese. Mi pare inoltre che tutti gli osservatori del fenomeno turistico concordino nell’affermare che il desiderio di servizi personalizzati sia quello che più di altri oggi caratterizza le persone che vanno in vacanza, e al di là degli stereotipi, l’analisi mostra che una proposta di qualità nelle piccole strutture ospitali non è solo attuale, ma è perfettamente in grado di intercettare le tendenze di personalizzazione che caratterizzano oggi la domanda.
Anche per questo vorrei proporre un Manifesto per la difesa e la valorizzazione delle piccole strutture ospitali italiane, che potrebbero e dovrebbero tranquillamente sopravvivere di fianco alle grandi.
1. Un piccolo albergo non è un grande albergo rimpicciolito, ma va gestito secondo regole proprie.
2. Il gestore di un piccolo albergo è come un artigiano che, se ha puntato sulla qualità dei servizi ha di norma un atteggiamento vocazionale, basa il proprio successo sul mestiere, sulla flessibilità e la capacità di gestione dell’imprevisto come doti naturali, le stesse doti che caratterizzano il modello imprenditoriale italiano.
3. I risultati gestionali di una piccola struttura sono più il frutto del lavoro del gestore, degli interventi strutturali che è riuscito a realizzare, delle sue capacità di animazione, che della pubblicità o del marketing tradizionalmente insegnati a scuola.
4. A differenza di quanto accade nei complessi grandi, il cuore dei piccoli alberghi non è la camera, ma è il gestore stesso, spesso la sua famiglia, i suoi hobby, oppure può essere la cucina, l’atmosfera che caratterizza la “casa”.
5. Un piccolo albergo non è solo un servizio ai turisti, ma è anche un presidio sociale e culturale di un territorio, come si vede facilmente nelle realtà che oggi si trovano ad avere distese di residence, al posto degli alberghi.
6. Un albergo piccolo, più di un grande, è in grado di offrire l’essenza dell’ospitalità, che è data dalle relazioni umane.
7. Un piccolo albergo assai più di un grande è in grado di offrire l’atmosfera ed i prodotti di un territorio e di esprimerne la cultura.
8. Più di ogni altra struttura un piccolo albergo possiede un’anima, un’identità.
9. Per sopravvivere ed essere competitivi i piccoli alberghi hanno bisogno di normative, regolamenti e classificazioni proprie, diverse da quelle dei grandi alberghi.
10. I piccoli alberghi hanno bisogno di operare in un clima di fiducia, non in un clima amministrativo eccessivamente burocratizzato.

Giancarlo Dall'Ara

p.s. se la vicenda vi appassiona potete leggere anche qui:
http://storify.com/giancarlodallar/rottamare-i-piccoli-alberghi-la-stravagante-tesi-d

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